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Palazzo Sturm
Palazzo Sturm

Seconda sala

dal 21 giugno al 19 ottobre 2020
 

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Quante incisioni realizzò in vita sua Giambattista Piranesi? Le lastre incise - che oggi sono custodite all’Istituto Centrale per la Grafica a Roma e non vengono più tirate – sono più di mille. Erano finite in Francia e furono riacquistate nell’Ottocento da Papa Gregorio XVI. Piranesi usava sia la tecnica dell’acquaforte che il bulino.

Nell’incisione del Catalogo delle sue opere in vendita qui esposta, un pezzo unico conservato al Musei Civico di Bassano, vediamo un elenco delle sue raccolte. Dobbiamo tuttavia considerare che le stampe venivano tirate e vendute anche sciolte e che le composizioni di questi cataloghi variavano nel tempo. Pertanto dei suoi cataloghi di stampe esistono tante edizioni diverse, con una tavola aggiunta oppure tolta, così come esistono edizioni di più raccolte legate insieme.
Le raccolte più preziose, ancora oggi, sono le prime edizioni, quelle tirate da Giambattista e vendute dai librai Pasquini, Bouchard, Rotilj e Salomoni a Roma. Dopo la sua morte, il figlio Francesco, che divenne proprietario della Calcografia, continuò a ristampare i cataloghi del padre aggiungendo anche tavole di sua mano: queste edizioni sono un po’ meno preziose, anche perché più una lastra viene incisa e più perde qualità. Tuttavia, solo gli studiosi sono in grado di riconoscerle e coglierne le differenze.

I Lapides capitolini del 1761, qui esposti, sono uno dei suoi maggiori lavori storico-archeologici. Presentano all'interno una stupenda tavola centrale ripiegata che è quasi un riassunto di epigrafia romana, con aggiunta la Lupa che allatta Romolo e Remo, i fregi di templi antichi oggi custoditi ai Musei Capitolini e altro materiale archeologico che Giambattista andava scoprendo, misurando e disegnando. Conservava materiale simile a questo, ma meno prezioso, nella sua bottega, con cui ricomponeva vasi, candelabri e urne d’invenzione. Le iscrizioni su queste urne erano spesso incise a bottega, cioè false. Questo volume dei Lapides appartenne al Papa Clemente XIII. Un altro simile, appartenuto al pronipote Carlo Della Torre Rezzonico è conservato a Milano.

MOSTRE

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