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Palazzo Sturm
Palazzo Sturm

Prima sala

dal 21 giugno al 19 ottobre 2020
 

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Le tre più celebri raccolte di Piranesi furono le Vedute di Roma, le Carceri e le Antichità Romane del 1756 che vediamo esposte in questa stanza nell’edizione ristampata dal figlio Francesco per il re di Svezia. Sono quattro volumi che documentano strade, acquedotti, canali, tombe, monumenti della Roma antica, frutto di otto anni di misurazioni e disegni. Sono il suo più prezioso studio archeologico sulle antichità. Il primo tomo contiene 43 tavole, il secondo 63, il terzo 51 e il quarto 56 tavole. Il frontespizio della prima edizione conteneva una dedica a Milord Charlemont, tolta nelle successive che sono dedicate agli studiosi di Antichità Romane e, poi, a Gustavo III re di Svezia. L’opera fruttò vasti riconoscimenti a Piranesi: il 24 febbraio 1757 fu accolto come membro dalla Società degli antiquari di Londra e il 2 febbraio 1761 come accademico di San Luca. Ma fu anche origine di una storica polemica tra artisti e mecenati. I quattro volumi dovevano infatti essere finanziati dal nobile irlandese conte di Charlemont il quale ritornò in patria prima che i volumi vedessero la stampa. Piranesi si rivolse allora all’agente a Roma del conte, il signor Parker. Il quale però, già pagato l’anticipo, non volle versare altro denaro.
Inviperito, Piranesi cancellò dal rame del frontespizio la dedica a Charlemont. Poi prese a scrivere lettere contro Charlemont nelle quali rivelava i mancati pagamenti e rivendicava la libertà degli artisti, che non dovevano più soggiacere ai capricci dei committenti. Scrisse quattro lettere che, nel 1757, pubblicò in un volumetto intitolato Lettere di Giustificazione scritte a Milord Charlemont qui esposto. Le prime edizioni di questo volumetto sono rare ed è difficile stabilire una composizione unitaria; in genere sono costituite da ventotto pagine di testo e otto tavole, oltre alla Prefazione e all’Avviso al pubblico.

I quattro frontespizi di questo volume riproducono quasi esattamente, ma in scala ridotta, i quattro delle Antichità Romane dell’anno precedente. È in questo volume che si trova l’occhietto di dedica, usato come logo in questa mostra, costituito dal serpente che si mangia la coda e dagli strumenti degli architetti o dei muratori. Serviva per scriverci all’interno il nome della persona che riceveva il libro.

MOSTRE

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